I could write a book

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Non ricorda quanto è rimasta ferma immobile con gli occhi chiusi a pensare, ma quando li riapre il sole sta tramontando. Raccoglie le sue cose e mentre si sta alzando lo nota, accanto alla borsa di paglia. Un libro. Sulla copertina un faro in mezzo al mare in tempesta. Il titolo, “Senza di te” le fa pensare ad uno di quei romanzi sdolcinati e strappalacrime. Lo apre. Sulla prima pagina una dedica scritta a mano: “Per te che sei lontano dai miei occhi, sbiadita nei ricordi, ma presente in ogni attimo, come l'aria che respiro”...

Flaubert, Proust, Dumas, Duras, passando per Monet ed il suo maestro Boduin il re dei cieli, Trouville, ridente cittadina della Normandia, affascinante e malinconica, era sembrata a Caroline il posto ideale per riposare fisicamente e mentalmente. 
Avvocato in carriera a Bruxelles, Caro', come la chiamavano un tempo gli amici, aveva bruciato tutte le tappe. Brillante studentessa, si era laureata in anticipo con il massimo dei voti ed era stata contattata dallo studio più importante della capitale belga. Lei, originaria della piccola e tranquilla cittadina di Chimay, famosa per la birra dai tappi colorati, si era buttata a capofitto nel lavoro.
A soli 35 anni stava per essere nominata socio junior quando il mondo le era caduto addosso. “Ti sei inaridita come le persone che frequenti nel tuo studio” le aveva detto Martin, il  fidanzato storico, prima di lasciarla e prendere il volo per il Maine dove avrebbe proseguito il suo dottorato in biologia ambientale. Le aveva proposto di partire con lui, costruire una famiglia insieme, di passare la vita con lui in una casa sul mare, tra le risate felici dei bambini che giocano sulla spiaggia insieme al loro labrador. Un quadretto perfetto come quelli che si vedono nei film e nelle pubblicita'. 
Caroline non si era neppure presa il tempo per pensarci su. Aveva risposto di no. Non avrebbe potuto ricominciare tutto da capo gettando al vento anni di studio e di sforzi per raggiungere successo e sicurezza economica. Chi credeva di essere Martin per chiederle uno sacrificio del genere? Lei, come lui, era nata in una famiglia povera e aveva lottato con le unghie e con i denti per sfondare il così detto tetto di vetro. E per ora si trovava ancora in soffitta. No, non avrebbe rinunciato a tutto per tirare su una nidiata di bambini e portare a spasso il cane. Suo padre e sua madre si erano letteralmente ammazzati di lavoro per pagarle gli studi ed ora, che non c'erano più, lei aveva il dovere di far fruttare al meglio il loro investimento.
“Ho passato gli ultimi anni con una persona che non riconosco più. Mi dispiace Carò, non tanto per me, per noi, ma soprattutto per te, per quello che stai diventando. Abbi cura di te”.

Sono passati cinque anni, ma le parole di Martin bruciano ancora. Lo ha cercato, invano. Gli ha scritto, ma lui non le ha mai risposto. Ricordare fa sempre male, sono tante le cose che il tempo non riesce a cancellare, il suo ultimo sguardo soprattutto, deluso, freddo, distante.
Quando i suoi genitori sono morti, sette anni prima, Carò non é crollata solo grazie a lui, il fidanzato storico, l'amico di sempre, il suo primo compagno di giochi. 
Se chiude gli occhi per un istante riesce ancora a vedere lei e Martin sui prati di Chimay. Insieme inventavano mondi fantastici e storie meravigliose dove tutto era possibile. La sua preferita era quella in cui lei diventava una pittrice e lui uno scrittore famoso. Poi riapriva gli occhi ed i ricordi svanivano, come foglie autunnali spazzate via da una raffica di vento.
Sogni, ecco di cosa si trattava. Sol sogni e con i sogni non si vive. Ma non si vive neanche senza l'amore. Era quello che stava accadendo a lei. Dopo la partenza di Martin, si era gettata a capofitto nel lavoro, ma senza provare più la soddisfazione di un tempo. Anzi, ultimamente aveva iniziato a soffrire di frequenti capogiri, sudori freddi, tachicardia e respiro corto. Era stata da un medico. Era stato categorico. “Lei è stressata” le aveva detto senza tanti giri di parole, “Il suo quadro clinico andrebbe bene per un'ottantenne, non per una donna della sua età. Deve staccare la spina se non vuole lasciarci le penne”. 
Era approdata a Trouville per questo, per ordine del dottore. Avrebbe preferito esser lì per una meritata vacanza, non per curarsi da se stessa. 

Stare da sola, al mare, senza far niente tutto il giorno, le lascia tanto, troppo tempo per pensare al suo futuro, al suo presente, ma soprattutto al suo passato. 
Ed eccolo lì il suo passato, fermo, immobile, ma terribilmente vivo e tormentato, tanto da darle la sensazione di tuffarcisi dentro e nuotare con tutte le sue forze, per non rischiare di affogare.
E' lì, implacabile e la guarda dalle pagine di un libro. 
Com'é possibile? I nomi dei protagonisti e l'ambientazione sono diversi, ma tutto le ricorda la sua vita. Alcune dichiarazioni poi, sembrano proprio le sue. Sta impazzendo? E chi é questa autrice? Audette Renet? Mai sentita. Deve assolutamente fare una ricerca su internet. Prende dalla borsa lo smartphone. Scarico. Maledetta batteria. Sfoglia velocemente le pagine quando l'occhio le cade sull'ultima. “Cara C. se vuoi conoscere il seguito della storia appuntamento a domani alle 13.30 sul 99esimo gradino dell'Escalier du Serpent”.
Cosa sta succedendo? Qualcuno si sta prendendo gioco di lei. Lo avrebbe scoperto. Ma perché? E chi? Qualche cliente arrabbiato? E come fa a sapere tutte quelle cose? Particolari che solo lei e chi le é stato vicino può' conoscere con tanta precisione.
Di ritorno alla chambre d'hotes, “Arc En Ciel” Caroline chiede di poter usare il pc di Maudeleine, la proprietaria, per una breve ricerca su internet, visto che il medico le ha vietato di portare il suo computer. Ma di Audette Renet, nessuna notizia utile, tranne l'uscita di una trilogia di romanzi. I primi due, “Senza di te” e “La vita che avrei voluto con te”, erano già stati pubblicati mentre l'ultimo sarebbe uscito tra un mese, a inizio settembre.
Caroline chiude la connessione, ringrazia Maud e sale in camera. Dalla sua stanza si vede il mare, lo può  osservare anche stando sdraiata a letto, un'immensa distesa blu che si fonde con il cielo dove il riflesso della luna e delle stelle crea bagliori intermittenti che accendono la notte di sogni e speranze. Un'ottima visuale per un dipinto pensa. Non prende una matita in mano dai tempi della medie. Uno strano prurito alle dita la spinge a scendere, prendere un block notes con il logo dell'albergo, avvicinarsi alla finestra e buttare giù uno schizzo di quel panorama suggestivo. 
Resta lì a disegnare dimenticando tutto quello che è successo finché l'alba prende il posto della notte ed il bagliore si spegne soffocato dalla luce del nuovo giorno. 
Caroline esausta si butta sul letto e si addormenta con il riflesso della luna ancora negli occhi. 
E' mezzogiorno passato quando viene svegliata dal calore del sole che illumina la stanza. E' ancora furiosa per la storia del libro, ma allo stesso tempo è incredibilmente eccitata. Sa già cosa troverà sul novantanovesimo scalino. A farla fremere non è il contenuto della storia, ma il messaggio che trovera' scarabocchiato tra le pagine. Fa colazione al volo e si mette in cammino di buona lena. E' una bellissima giornata. Il cielo è di un azzurro limpidissimo, il sole è già alto. 
Mentre avanza sull'escalier il suo sguardo si perde tra gli scorci meravigliosi che offre la salita. E' ancora al settantesimo gradino quando lo vede. Sale gli ultimi, due alla volta, fino ad arrivare in cima. Non si è resa conto di aver trattenuto il fiato, prima di afferrare il libro ed aprirlo. E' il secondo volume della trilogia. Sulla prima pagina una solo frase:
“Soddisfatto o scoraggiato, sorridente od imbronciato, felice od incazzato, ma VIVO. Ecco come mi sarei sentito se tu fossi rimasta con me”.
Le lacrime scendono dagli occhi appannati di Caroline bagnandole il viso abbronzato. 
Aspetta che il tumulto di emozioni passi, si siede sul centesimo scalino ed inizia a leggere. Quando arriva all'ultima pagina, piange ancora, ma sono lacrime di felicità. La vita della protagonista è più piena, inebriante, travolgente ed emozionante di quanto lo sia mai stata la sua. Senza scalate per il successo, sgomitate, giochi di potere, sgambetti, scartoffie e notti insonni sui libri. Caroline è arrivata in fondo al libro leggendo tutto d'un fiato, quando la vede, tra le note a piè pagina: una postilla scritta a penna.

< Niente è impossibile. Stasera alle 9 da "Claire de lune” >.

Caroline si alza di scatto. Il cuore le batte fortissimo, martellandole nelle orecchie. Si butta giù dai cento gradini correndo. Sale in albergo, si fa la doccia, infila un vestito verde, il suo colore portafortuna, ed alle nove in punto arriva al ristorante.
Non sa cosa pensare. Non sa cosa sperare, ma si sente viva, leggera, come non le capitava da anni. E già questo le basta. 
Entra. E' vuoto.
Al centro della stanza un tavolo a lume di candela è apparecchiato per due. Un profumo di risotto alla birra la riporta alla sua infanzia.
Chiude gli occhi. E' vero, era povera, ma felice. Ed anche i suoi genitori lo erano, perché si amavano ed amavano lei. Ed avrebbero voluto che lei fosse felice, non famosa, non ricca. Felice. Perché ci ha messo così tanto a capirlo?
Due mani, calde, famigliari, le si posano sulle palpebre. Lui la cinge da dietro e le sussurra all'orecchio:
“Sono io Audette Renet. Ho creato uno pseudonimo con i nomi dei tuoi artisti preferiti, Auguste Renoir e Claude Monet. Non ho mai smesso di pensare a te. Mai. Ho provato. Ho cercato con tutto me stesso di dimenticarti, di odiarti. Ma non ci sono riuscito. Ogni cosa, ogni profumo, ogni colore, mi riportava da te, ma non potevo tornare dalla persona che eri diventata, che stavi diventando. D'altro canto non potevo neanche vivere senza di te. E' così che sono nati i primi due libri, per tenerti con me, ogni giorno, in ogni respiro. Se la mia vita ha preso una svolta decisiva e sono diventato quel che ho sempre sognato fin da bambino, in fondo, lo devo a te. Il terzo libro è qui sul tavolo. Aprilo se vuoi. Sarai la prima persona a leggerlo”.
Le toglie le mani dagli occhi, ma Carò non si volta, non ancora. Con le gambe che le tremano raggiunge il tavolino. Si siede, perché teme di crollare. Con dita incerte sfiora la copertina. Osserva commossa l'immagine di un prato, una bambina di spalle dipinge mentre un ragazzino, sdraiato all'ombra di un platano, la osserva rapito fingendo di leggere un libro.
Lo apre. Le pagine sono bianche.
“Ma?” è l'unica cosa che riesce a dire mentre incrocia finalmente gli occhi verdi di Martin.
“Sarà un romanzo bellissimo. Vero, emozionante, il migliore che scriverò. Perché lo faremo insieme. Se tu vorrai ...”.
Lui sorride teso. Resta in piedi, in attesa, a pochi passi da lei, che senza esitare si alza e gli vola tra le braccia, scrivendo l'inizio di una storia meravigliosa.

Per ascoltare la canzone clicca su I could write a book Frank Sinatra

Ps Questo é stato uno dei primi racconti che ho scritto! 
Mi piacerebbe tanto sapere cosa ne pensate, ne ho in mente altri mille. Da quando sono a Parigi ogni angolo, ogni café ed ogni persona che incontro mi ispira nuove storie e nuovi personaggi! Paris je t'aime ... e se uscisse il sole invece di avere 10 gradi il 2 di giugno ti amerei ancora di più! ;) 

au revoir sognatrici!

Alla prossima storia!

Bisous! 


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3 commenti:

  1. Micaela non sei brava, sei bravissima...complimenti fai sognare ad occhi aperti!

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  2. Romyyyy ❤️❤️❤️ Grazie di cuore per esser venuta a leggere il racconto ������ Sono felicissima che ti sia piaciuto ������ Grazie di ������ davvero ������

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