You've got a friend

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Lea gira al chiave, Clementina, il suo vecchio maggiolone, sbuffa e parte. 
E' il 1997 abbiamo poco più di vent'anni, i cuori traboccanti di promesse. E' la nostra prima vacanza insieme. L'abbiamo sempre sognata. 
Nessun problema sulla scelta della destinazione: Parigi. 
Io siedo davanti vicino a Lea. 
E' settembre, ma fa ancora caldo. Indosso i soliti jeans, quelli scuri un po' a zampa che ho ereditato da papà e la mia maglia preferita, di cotone, che lascia entrambe le spalle scoperte. I capelli sono sciolti, lunghi e ribelli. Liberi. 
Lea è al settimo cielo, i capelli rossi raccolti in una coda alta, le gote rosee, il rossetto porpora. Con la camicetta lilla a quadretti ed i pantaloncini corti sembra uscita da una puntata di Happy Days. Se solo avesse ai piedi i pattini a rotelle al posto delle AllStar sarebbe perfetta. 
Frizzy, nascosta sotto una nuvola di riccioli color zafferano, seduta comodamente sul sedile posteriore sfoglia una guida turistica ed organizza tutte le tappe ancor prima di partire. 
Ylenia, bella al naturale con il volto incorniciato dai lunghi boccoli scuri, sorride serena, immersa nei suoi pensieri guardando il paesaggio che scorre veloce fuori dal finestrino. 
Ginevra, Lione, Digione.......poi dovremmo essere arrivate” 
Ai lati della strada si succedono montagne, campi e vigne. Io ed Ylenia siamo completamente perse nella contemplazione del paesaggio ed osserviamo tutto in un silenzio complice, mentre Lea si concentra sulla guida. 
Frizzy ha sempre il naso incollato sulla cartina, un navigatore in carne ed ossa. 
Nonostante sia settembre il paesaggio non ha ancora assunto i colori tipici dell'autunno. 
Ancora 300 metri e poi troviamo l'autogrill altrimenti il prossimo si trova a quaranta minuti di distanza tendendo conto di una velocità di crociera costante...la benzina dovrebbe bastare ancora fino al prossimo però meglio non rischiare... Per essere precisi dovremmo fermarci ora a fare rifornimento, così siamo al sicuro, a meno che....” 
Lea sembra leggermi nel pensiero, bisogna fermare il “navigatore" petulante. Allunga una mano ed infila nell'autoradio una cassetta con le nostre canzoni preferite. 
L'ho registrata prima di partire, naturalmente non potevano mancare “Canzone”, “Vado al massimo”, ed altri successi di Vasco e poi le mie preferite “I Heard It Through the Grapevine”, “What's going on” e “Let's get it on” di Marvin Gaye, “Enjoy The Silence” dei Depeche Mode, “You are the First, the Last, My Everything” di Barry White, “You can't always get what you want” dei Rolling Stones oltre a “Rolling on the River” di Tina Turner, “Hei Joe” di Jimi Hendrix , “Piece of my Heart”, “Cry”, “Move over” di Janis Joplin, “Rebel Rebel” e "The man who sold the world" di David Bowie, “With a litlle help from my friends” cantata da Joe Cocker, i Velvet Underground, qualche brano dei Kinks, alcuni pezzi di Nina Simone, Otis Redding e naturalmente tutti i pezzi dei Doors, i nostri preferiti, in particolare miei e di Lea. 
Proseguiamo il viaggio cantando, come nei migliori film on the road. La nostra meta è sempre più vicina. Sogniamo ad occhi aperti di far colazione con burrosi croissant e di addentare in strada le fragranti baguettes. 
Arriviamo a Parigi all'ora di pranzo, pronte ad assaporare la città e sgranocchiarla sotto i denti.

All'hotel Mirabeuax il tempo si è fermato. 
Nel nostro appartamento c'è una camera matrimoniale, una sala con due lettini, un cucinino, un bagno e la toilette com'é d'uso in Francia. Le tende sono pesanti in stile barocco, come le poltrone, ma gli scaffali sono bianchi sapientemente scoloriti, in perfetto stile provenzale. La cucina è moderna, ante laccate ed acciaio. Siamo nel bel mezzo di una perfetta approssimazione bohemienne. 
Lavanda, porpora, turchese, verde salvia ed oro i colori che ci circondano: dai copriletti alla tappezzeria sulle pareti. 
"Sembra di essere in un film d'altri tempi”. 
Lea si arrotola il drappeggio impolverato del tendone attorno alle spalle inizia a recitare i versi di Fleurs di Rimbaud: 
D'un gradin d'or, parmi les cordons de soie, les gazes grises, les velours verts et les disques de cristal qui noircessent come du bronze au soleil, je vois la digitale s'ouvrir sul un tapis de filigranes d'argent, d'yeux et de chevelures... Da un gradino d'oro, fra i cordoni di seta, le garze grigie, i velluti verdi e i dischi di cristallo che anneriscono come bronzo al sole,- vedo la digitale schiudersi sopra un tappeto di filigrane d'argento, d'occhi e di capigliature...." 
Recita, guardando oltre. Fuori dalla finestra si intravedono, come in un meraviglioso quadro realista, la Senna e la Tour Eiffel. 
Resto incantata ad ascoltarla, quando il nostro vaneggiare viene bruscamente interrotto: 
La smettete di perdere tempo. Siamo a Parigi, una delle più belle città del mondo, non sprechiamo le ore chiuse in un albergo, abbiamo un sacco di cose da fare e vedere” ci incalza Frizzy con il suo innato senso pratico. 
Una rinfrescata, cambio d'abito e via. 
Di fronte all'albergo c'è l'ingresso della metropolitana, che, come una piovra gigante con tante braccia, ti cattura e ti conduce in qualsiasi punto della città. Facciamo l'abbonamento settimanale e ci tuffiamo in un mare di persone, parigini doc con i loro nasini all'insù, immigrati e turisti. 
Scendiamo solo dopo una fermata. “Avremmo fatto prima a piedi” protesta il solito grillo parlante. 
Usciamo a Champ De Mars Tour Eiffel. Eccola lì, con i suoi 324 metri d'altezza, uno spettacolo imponente. Vederla in foto è un conto, ma così è tutta un'altra cosa. Splendida, elegante, solenne, dama incontrastata della vita parigina, regina di cuori, amante ed amica. Lei che tocca il cielo con un dito accarezzando i sogni del mondo.
Come bambine davanti ad una vetrina zeppa di giochi e dolciumi, restiamo a bocca aperta con il collo piegato all'indietro nello sforzo di guardare la torre fino al punto in cui si perde tra le nuvole.
Armate di pazienza, ci mettiamo in coda, ma ne vale la pena. Facciamo tappa ai primi due piani e con la scala saliamo al terzo, dove lo spazio si riduce, ma la vista é impagabile. 
Frizzy ha gli occhi ridotti a due fessure nel tentativo di metter a fuoco più cose possibili. Il cielo è terso e la giornata ventosa. Qui in cima si avverte un senso di ebbrezza, leggerezza e libertà. 
ci lasciamo accarezzare ed avvolgere dall'aria parigina e dopo aver scattato quasi un rullino di fotografie, scendiamo a terra terribilmente affamate. 
Ci fermiamo ad uno degli innumerevoli chioschetti che fanno le crepes più buone del mondo. 
Nei giorni che passano visitiamo in lungo ed in largo la città. Montmartre e place du Tertre con i suoi artisti e le tele colorate, rapisce il nostro cuore. Stacchiamo a fatica Lea da un pittore affascinante con i capelli biondi, lunghi fino alle spalle che sembra appena uscito da Woodstock e ci incamminiamo verso Pigalle ed il Moulin Rouge. Il Sacre Coeur che domina la butte, come un gigantesco Mont Blanc ci segue nel nostro peregrinare.

Mi sembra di galleggiare in una bolla magica” osserva Ylenia, “sarà che siamo in vacanza tutte e quattro insieme, sarà l'atmosfera di questo posto, ma quest'avventura non la dimenticheremo mai”. E ha ragione, questo viaggio nella capitale francese diventerà il metro di valutazione di ogni altra vacanza e mai nessuna, neppure lontanamente,  potrà avvicinarsi a queste giornate parigine di settembre, spensierate ed emozionanti. 
Visitiamo il quartiere multietnico di Les Halles. E' brulicante, zeppo di giovani e turisti che si aggirano tra i numerosi negozi di souvenirs dove compro una collana ed un cappello vintage. Lea si accaparra un vecchio foulard che sembra uscito direttamente da un raduno Hippy ed un basco da pittore. Frizzy una stampa antica che riproduce una vecchia pubblicità francese ed Ylenia un libro di poesie di Baudelaire. 
Non ci facciamo mancare la mondana Galeries Lafayette, dove ci perdiamo nel reparto cosmetici. Ci sediamo sognanti e rilassate intorno ad uno dei bacini dei Jarden de lei Tuileries, magicamente incastrati tra il Louvre e Place de la Concorde. Andiamo a passeggiare per le stradine colorate di Saint Michel e ci perdiamo ad osservare le vetrine eleganti di Sain Germain.
Qui tutto profuma d'arte e di storia. 
Ma uno dei miei angoli preferiti è il quartiere del Marais sulla rive droite della Senna a nord dell'Ile de Saint Louis. Pieno di vita e cornucopia di nuove tendenze questo piccolo villaggio sempre brulicante di giovani hipster ed artisti in erba od affermati che seduti al tavolino di un caffè si godono gli ultimi pettegolezzi e scampoli di vita accarezzati dalla luce del sole. 
Abbiamo vagato in lungo ed in largo, per noi Parigi non ha più segreti ed abbiamo scoperto un angolo di paradiso. E' una piccola "chocolaterie", sembra uscita direttamente dal libro di Joanne Harris, ti aspetteresti quasi di esser servita da Vianne e di veder arrivare da un momento all'altro il selvaggio ed affascinante Rioux. Ma Pauline, la padrona de "La praline d'artist", con i capelli raccolti in un elegante chignon, le scarpe basse ed il grembiule stretto in vita ha un contegno ed un eleganza che poco si addicono alla passionale protagonista di Chocolat.  Ormai è il nostro piccolo rito, veniamo qui ogni giorno per coccolarci con le crostatine con farina di castagne, cioccolato fondente e pistacchi caramellati, che sono sublimi. 
Pauline ci ha confessato di aver ereditato la ricetta da un fidanzato toscano e noi le crediamo, solo l'amore può avere un gusto così speciale. 
Le mete che Frizzy si era segnata sulla guida, le abbiamo quasi esaurite, ci mancano solo alcuni angoli della città che ci ha stregato con la sua atmosfera indescrivibile, romantica, avvolgente, misteriosa ed incantatrice.

Ci manca solo una tappa. Il cimitero di Père Lachaise. E' suggestivo il viaggio nella storia che si compie attraversando i suoi viali immensi. Passiamo davanti alle lapidi di Oscar Wilde, Moliere e Baudelaire, finché non arriviamo davanti a quella di Jim Morrison, cantante, artista, poeta.
Ci doveva essere qualcosa di buono in qualcuno capace di scrivere con tanta sensibilità ed qcutq intelligenza. 
Il mio tempo è un ascensore di nebbia che sale verso un tetto estremo, verso un domani che mi aspetta indifferente. Il panorama delle mie nostalgie, lo spettacolo del mio stato di grazia, visioni senza vertigini, negli occhi della memoria”. 
Ero solo una ragazzina quando ho iniziato a scrivere. Sembra strano, ma devo ringraziare Jim Morrison, anche se all'inizio i miei pensieri erano ingarbugliati come i miei sentimenti.

Usciamo da Père Lachaise quasi al tramonto tenendoci per mano con le immagini di una vacanza indimenticabile che ci scorrono davanti agli occhi e che resteranno per sempre nel nostro cuore. 
Il tempo a nostra disposizione è terminato. 
A malincuore risaliamo sul maggiolone giallo. Fuori dal finestrino, la luce dell'ultimo sole, colora strade e palazzi di ocra ed arancio. 
In silenzio piene di souvenir, nostalgia e bellissimi ricordi, facciamo rotta verso casa, portandoci dietro un bagaglio leggero di sogni e speranze. James Taylor dallo stereo canta “You've got a friend”. 
Sfioro una tasca dei jeans, sento frusciare la carta dove Paoline ha scritto la ricetta delle sue magiche crostate.
Le preparerò ogni volta che avrò bisogno di sorridere, ricordare e consolarmi perché per me avranno sempre un gusto unico e speciale, quello dell'amicizia e della libertà.


Dedico questo racconto alle amiche che da sempre camminano al mio fianco, Tizy, Cinzia e Frizzy, a quelle che si sono aggiunte con il tempo, come la mia Pippi (sai che parlo di te :) ), le nuove amiche Cristina, Lina, Marika, Lucy, Marika, Diana per citarne alcune, ma non per questo meno preziose e quelle virtuali, le mie Thewomoms, Soraida, Claudia, Alessandra, Valeria, Alessandra, Bruna, Sara Bandi, Sara, Frack, Francy, Fede, Federica, Annina, Germana, AnnaRita, Valentina, e tutte le altre, un mondo meraviglioso che sto imparando a conoscere grazie a questo blog! Il mondo delle blogger e delle persone che le seguono è variegato e bellissimo, tutto da scoprire ed è quello che ho intenzione di fare! >

Per ascoltare la canzone che da' il titolo a questo racconto cliccate qui You've got a friend -James Taylor



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