Candidi come la panna, soffici come zucchero filato, luccicanti come piccoli cristalli e meravigliosi come le stelle, poteva restare tutto il giorno ad osservare cadere i fiocchi di neve...
Se vuoi continuare a leggere il racconto clicca su I'll be home for Christmas
Quando Joy passò a prendere Nina, la trovò ancora in camicia da notte e ciabatte. Si era dimenticata della vacanza...
Se vuoi continuare a leggere il racconto clicca su Love is here to stay


"Dolce come il primo bacio, office come una caressa, indispensable come la passione, il clafoutis dell'amore eterno non tradirà mai le votre aspettative ..."


Il clafoutis dell'amore eterno




Ben ritrovate sognatrici! Si lo so che il tempo elle ciliegie é finito, ma per questa ricetta potete utilizzare fragole, lamponi, albicocche e tutto quel che vi suggerisce la vostra fantasia! Non potevo lasciarvi senza. Se é vero che il clafoutis in versione light é sorprendentemente buono ... bé questo é "lussurioso" un peccato di gola che ogni tanto é giusto concedersi. Da preparare per un romantico tête-à-tête, un pique-nique, una colazione a letto nel weekend, uno spuntino di mezzanotte ... insomma c'é sempre un buon motivo per mangiare una fetta di questo dolce delizioso ;)





Ingredienti

Ciliegie qb

200 ml di latte

100 ml di crème fleurette

3 Uova

100 gr di zucchero

130 di farina Pandisempre Mulino Marino

1 pizzico di sale






Per primissima cosa preriscaldare il forno a 180°. Poi lavare e denocciolare le ciliegie. Metterle a macerare con la metà hello zucchero in un piatto ed intanto preparate il resto. Imburrare una teglia, io ne ho usate due piccole. In una ciotola capiente mettere lo zucchero restante, la farina ed il sale, mischiare bene. A parte sbattere le uova ed aggiungerle sella ciotola con le farine. Mescolare bene e poi aggiungere latte e crème fleurette. Mescolare angora per amalgamera bene il tutto. Prendere la teglia, disporre le ciliegie sul fonds e ricoprirle con il composte liquido. Infornare per mezz'ora o poco più fiché la torta non risulta dorata. Estrade il clafoutis dal forno, lasciare raffreddare e cospargere a piacere con zucchero o zucchero a vélo.




Visto com'é stato facile preparare questo clafoutis insieme? Sono convinta che rientrerà nella top ten dei vostri dolci preferiti, un piccolo assagio di Parigi... Chiudete gli occhi... date un morso alla vostra fetta di clafoutis e vi ritroverete sul balconcino con me ad osservare i tetti e le stade di Paris ... Vi aspetto! ;)




Se cucinando questo delizioso clafoutis volete ascoltare la canzone che ha accompagnato la sua preparazione cliccate su Francis Cabrel - Je l'aime à mourir

L'immagine sfumata di Julie oltre il vetro opaco del dehor lo colpisce come un pugno nello stomaco facendogli versare un po' dell'aperitivo che si concede ogni sera in Place des Vosges, nel Marais, il quartiere dove ha scelto di vivere.
Per Matt, Julie era stata come una boccata d'ossigeno, un tornado improvviso, che arriva, incasina tutto e svanisce nel nulla. Per due settimane le loro vite si erano incrociate, tra pentole, padelle, spezie e fornelli. Matt era arrivato a Parigi dal New Jersey, con un grande sogno nel cassetto. Aprire un ristorante. Per i prime temps fa lo chef nel bistrot italiano “Da Mario”. Julie e' arrivata al ristorante cercando lavoro come cameriera in una piovosa giornata di settembre. Dolcevita nero, jeans e ballerine, capelli ed occhi castani, ha sempre l'aria imbronciata di una che vive sul chi va là, pronta a scappare da un momento all'altro. Di lei non dice nulla, tranne che ha 25 anni ed e' una vera parigina. E' taciturna, riservata ed inconsapevolmente affascinante, il che la rende ancora più bella. Non flirta con nessuno. Arriva sul lavoro puntuale, si tira su i capelli, inforca il grembiule ed inizia a servire ai tavoli senza fermarsi un istante. Allontana sguardi indiscreti o battute allusive con risposte brevi e sagaci. Matt non e' tra i suoi pretendenti, ma la studia a distanza.
Una sera a fine turno si trovano ad uscire insieme dal locale diretti entrambi verso la fermata della metro. “Ti va se facciamo due passi insieme?” le chiede. Lei lo osserva. Alto, spalle larghe, fisico asciutto, capelli castani chiari che cadono disordinati sulle spalle, bel sorriso, mai ostentato. Lo guarda dritto negli occhi grigi, che aveva ereditato dal nonno. Occhi curiosi, intelligenti, boni. 
Certo”, si sente rispondere, “Anzi non ho cenato. Ti va di venire da me a mangiare un boccone?”. 





Non le importa di essere sfrontata. Sa sempre cosa vuole. E adesso vuole Matt. Senza dubbi, senza ripensamenti. E' forse l'ultima occasione per prendersi ciò che desidera davvero e non vuole lascarsela sfuggire. Matt esita prima di accettare. Colpito dalla proposta di Julie, teme che, cedere subito, renderle la vita troppo facile, spenga il suo interesse per lui, ma il desiderio, represso per troppo tempo, lo spinge prepotentemente a seguirla. Salgono a bordo di una carrozza semivuota. Con loro un clochard abbandonato a dormire in un angolo, una guardia giurata dall'aria stanca e distratta ed un gruppo di giovani turisti chiassosi. Le loro mani si sfiorarono nel tentativo di tenersi al centro della pensilina di fronte all'uscita. Matt sembra divertito, ma Julie spegne sul nascere il suo sorriso coprendolo con le sue labbra, avide, calde, sorprendentemente audaci. Lui si ritrae sorpreso da una Julie così diversa da come l'aveva immaginata, non un tipo da effusioni in pubblico, ma lei lo incatena a se con lo sguardo. Matt le prende il viso tra le mani e la bacia ancora, con tutta la passione che gli esplode dentro. Scendono a Pigalle tenendosi per mano. Ridendo salgono di corsa le scale che portano nell'appartamento dove vive Julie. Una piccola mansarda vista tetti. Mentre lei cerca le chiavi per aprire la porta lui la cinge da dietro, le labbra che cercano la sua pelle, collo, orecchie, capelli. Avvinghiati continuano a baciarsi scontrando mobili e pareti finché non atterrano sul letto. Matt non si e' mai sentito cosi' vivo ... così felice. E' un sentimento nuovo, unico, irripetibile. 
Irrevocabile. Questo pensa Julie mentre fa l'amore con Matt. Tiene gli occhi incollati ai suoi decisa ad imprimere nella memoria ogni attimo, ogni respiro, per sempre. Matt si e' assopito quando dalla cucina sente il rumore di piatti e stoviglie. Si alza infilandosi jeans e maglietta, dopo averli raccolti lungo il corridoio. Quando entra nella stanza, gli sembra di esser proiettato nella scena clou di un film romantico. La tavola di legno al centro della sala e' apparecchiata a lume di candela. Tutto e' in stile provenzale, tranne l'isola per cucinare, moderna, in un candido colore beige porcellana in contrasto con le rifiniture wengè. Julie e' lì di fronte a lui e gli sorride. Spettinata, con indosso una tshirt ed un paio di pantaloncini sembra una liceale. Un profumo agrodolce invade la stanza. Lei gli porge un bicchiere di rosso e lo invita a sedere. La cena e' perfetta. Spiedini di pollo e fichi, accompagnati da una sfoglia di melenoci e finocchio. La presentazione stupefacente. 
Non sapevo fossi anche una brava cuoca” le dice. 
Sono tante le cose che non sai di me”, gli risponde con un vélo di nostalgia voce.
Le scoprirò un po' alla volta”. 
Lei, per la frazione di un secondo, volge lo sguardo alla finestra estraniandosi. Poi rivolgendogli un sorriso, che Matt non avrebbe mai dimenticato, si alza e lo raggiunge.



Una notte indimenticabile, perfetta, tanto perfetta da sembrare un sogno. 
E' l'ultima volta che vedrà Julie. Al mattino quando si sveglia lei non c'è più. Quando arriva di corsa "Da Mario" scopre che si é licenziata. Nessun biglietto. Nessuna spiegazione. Sotto le chiavi lasciate sul bancone ha trovato solo la ricetta del menu' della sera prima. In fondo alla pagina una frase :
Il fico, asse tra cielo e terra. Simbolo di vita, luce. Del bene e del mâle. Della nascita e della rinascita”.
Matt non ha più cercato di trovarla. L'ha lasciata andare. Ha capito, con la consapevolezza di chi ha incontrato l'amore, che non sarebbe tornata. Anne dodo , da conoscenti comuni ha saputo che si é sposata con un manager russo, un magnate dell'industria automobilistica ed ora viveva in una villa nei pressi degli Champs Elisée.
Negli ultimi dieci anni non era passato giorno che non avesse pensato a lei. Lei, l'esatta metà della mela che non avrebbe mai avuto. Anche lui si era sposato, aveva due bambini. Era felice. Come può esser felice chiunque abbia incontrato e poi perso l'amore vero, quello che capita una sola volta.


Julie, bellissima, austèra, semplicemente perfetta, avvolta in un elegante soprabito nero, passa oltre il locale senza far caso all'uomo che la osserva dal dehor. Tiene una bambina per mano. La piccola si gira e ride. Ha capelli dello stesso colore del miele di castagno ed occhi grigri che ridono. Matt è colto da un flash sconcertante quanto improbabile. La piccola può aver circa dieci anni... Il fico simbolo della nascita... della fecondità... Ma appena Julie e la bimba svoltano l'angolo, quel pensiero svanisce. L'immagine sfumata si spegne, come accade con i sogni quando ci svegliamo. A volte resta un bellissimo ricordo, a volte neppure quello. 
Dodo un momento di smarrimento in cui la tristezza lo avvolge come una nuvola Matt, si alza, si scrolla la nostalgia dai pensieri, si liscia il grembiule ed entra dentro al suo ristorante, "Côte Figue". 
Sono già le sette e lui ha una cena da preparare. 

Per ascoltare la canzone clicca su Let her go - Passenger


Da quando vivo a Parigi ho scoperto che...


Non esiste angolo in tutta la Ville Lumière che non sia dedicato ad un bistro, ad un café, ad una boulangerie ... oppure a Nicolas, conquistatore dei coin più belli della città



Non esiste posto che non sia raggiungibile con la metropolitana, che qui si distingue con i numeri e non con i colori... C'est super! ... anche se qualche ascensore per disabili e mamme con passeggino io lo metterei, ... ma forse é per questo che i parigini sono cosi' magri... per l'infinita serie di scale da scendere e salire per entrare ed uscire dal métro ... avete presente l'uscita di Montparnasse... un percorso infinito :-)




Paris é il regno della produzione del make-up e di prodotti per la cura della persona, Loreal in testa, ma le parigine preferiscono il look nature. Se non fosse per noi "expat" Sephora sarebbe destinata al fallimento, ma d'altro canto le parisiennes doc sono affascinanti anche senza trucco...


Che le parisiennes non ci tengono al trucco, ma amano avere le unghie in ordine visto che i bar à ongles sono quasi più numerosi che le boulangerie :)





Che i parigini riconoscono gli italiani dalle scarpe che indossano, soprattutto se made in Italy, perché diciamocelo, qui é tutto meraviglioso... ma le scarpe proprio no!



Che se sei gentile, sorridente ed educato non basta perché se non inizi la frase con "Bonjour" e non la termini con "s'il vous plait" sarai guardato malissimo...





Che le migliori previsioni meteo sono quelle "faidate" guardando fuori dalla finestra prima di uscire. Mai visto un posto dove le previsioni, non solo cambliano ogni giorno, ma addirittura dopo poche ore... e comunque mai uscire senza ombrello, foulard, berretto ed occhiali, per essere pronti ad ogni capriccio del cielo parigino...





Che a Parigi non ci sono più le mezze stagioni, ma neppure le stagioni a dirla tutta... anzi si qui ne esiste solo una inverno, inverno ed ancora inverno... si anche a giugno!



Che i bambini parigini non urlano, non piangono, non fanno i capricci, stanno composti a tavola, sono educati, mangiano la verdura e vanno a letto entre le otto... Ok genitori parigini o voi siete bravissimi a mentire e tra le mura domestiche i vostri figli si transformano nell'incredibile Hulk... oppure tirate fuori dall'armadio Maga Mago', Amelia, Ursula, il genio della lampada o chi per loro e passatemi subito l'incantesimo!


Che tra pregi e difetti, come nelle grandi store d'amore, non esiste posto al mondo dove mi senta cosi' a mio agio, ispirata e felice <3 





Merci Paris, je t'aime à mourir!



Se leggendo questo post volete ascoltare la stressa canzone che mi ha accompagnato scrivendolo cliccate su Je l'aime à mourir - Francis Cabrel







"... Dolce ed amara, come la vita, una storia d'amore ed un'avventura, la tarte tatin d'endives lascia in bocca la sensazione di aver gustato qualcosa di unico e meraviglioso che vorremmo assaggiare ancora e poi angora e toi angora ... con la consapevolezza che possiamo farlo solo a piccole dosi affinché il dolce prevalga sull'amaro senza risultare stucchevole e la sensation di sottile e profondo piacere duri più a lungo possible... "

Tarte Tatin d'endives caramélisées




Bonjourrrrr sognatrici! ça va? Anche se Moggi é un po' coperto da qualche giorno qui é tornato il sole e con il sole la voglia di cucinare, suscite, ridere, giocare, vivere insomma. Perché sari anche vero che Parigi é meravigliosa con la pioggia, ma con il sole é wow!!! Superlativa! Sublime! Incantevole!
Ma volete mettere una mattina ai Jardin de les Tuileries con il sole a mangiare un gelato intorno al bassin di fronte alla ruota panoramica di Concorde, oppure al tramonto quando i riflessi ramait del sole tingono l'acqua del laghetto? 
W il sole e W Parigi con il sole!
In questo clima di gioia ritrovata mi é anche tornata la voglia di mettermi ai fornelli, perché io sono meteropatica anche in cucina ;)
Ho deciso di preparare per cena qualcosa di semplice, ma insolito e raffinato. Avevo in casa dei cespi di invidia e della pasta sfoglia, un pizzico di immaginazione, passione e buonumore ed ecco il risultato... Una fantastica tarte tatin d'invidia caramellata! Pronte a prepararla con me?



Ingredienti

1 rotolo di pasta sfoglia

6 o più invidie dipende dalla grandezza

40 gr circa di burro

sale

pepe

zucchero di canna qb



Prima di cuocere l'invidia preriscaldare il forno a 220°. Lavare ed asciugare l'invidia e poi tagliarla in 4 seguendo la lunghezza. In una padella face sciogliere il burro e mettete a cuocere l'invidia cosparsa di zucchero di canna, in modo che si passa caramellare. Aggiungere sale e pepe. Cuocere a fuoco vivo girando con una pinza finché la verdura non risulterà leggermente brunita. A questo putto togliere dal fuoco e prendere una teglia imburrata. Disposer sul fonds l'invidia caramellata in modo abbastanza ordinato. e toi ricorprire con la pasta sfoglia ripiegandola verso l'interno. Bucherellare il fondo ed infornare per cira mezz'ora finché la sfoglia non résulter dorata al punto giusto. Lasciare intiepidire e rovescire la nostra tatin sul piano di portât. Et voilà in pochissimo tempo averti preparato un second con i fiocchi che vi farà fare un figurone!


Allora non é facilissimo preparare questa tatin? Divette assolutamente provarla! E' buonissima! Io ormai ne sono dipendente! L'ha mangiata anche mio marito e si é leccato i baffi :))) ma non ditegli che c'é il burro eh... Mi raccomando ;)


Ed il profumo? Avete sentito il profumo? Seduce. 
Se dovete preparare una cena romantica da primo appuntamento questa torta dolce-amara é l'ideale. Accompagnanta da un buon bicchiere di rosso o di prosecco, con il suo sapore vellutato ed avvolgente... vi accompagnerà in una serata che promette faville e fuochi d'artificio. 


E per dolce? Be neanche da chiederlo... ciliegie! Ma la ricetta del dolce ve la do la prossima volta!
A bientôt sognatrici!
Buona cena della seduzione ;)


Se preparando queuta tarte tatin d'endives caramélisées volete ascoltare la stessa canzone che ho canticchiato tra me e me mentre cucinavo cliccate su Coeur de Pirate & Julien Doré - Pour un infidèle




Nell'aria si respira un'aria diversa, profumata, leggera, frizzante. La privamera é arrivata portando il bel tempo, il cielo si é dipinto di blu ed i fiori di campo colorano i prati. La gente sembra meno imbronciata del solito e qualcuno abbozza più di un sorriso. Anche lo scontroso monsieur Bizet l'ha salutata con un mezzo ghigno quando é andata a ritirare la spesa per il primo grande pranzo all'aperto della stagione. Il più importante di tutti...



Quando era arrivata a Sarrians Vanille, che tutti chiamavano Van, era una persona in fuga, dal dolore, da una vita che non sentiva più sua, dall'ennesima relazione sbagliata, da una strada che faticava a trovare. Alla soglia dei 40 anni si era fermata, si era guardata intorno e si era chiesta chi sono? Cosa sto facendo? Cosa voglio dalla vita? Insomma era entrata in piena crisi esistenziale. 
"Sei matta!" le aveva detto Georgie, la sua migliore amica, bellissima, avvocato in carriera, felicemente sposata con un collega altrettanto attraente, quando le aveva confessato di voler mollare tutto, compagno e lavoro, per scappare alla ricerca di se stessa.
"Lasciala fare la vita è una sola" aveva replicato Alizée che, con il suo continuo peregrinare da un impiego temporaneo all'altro ed alla costante ricerca dell'uomo giusto, era più disincantata. Joëlle era rimasta in silenzio ad ascoltare. Non era da lei dare consigli di cui poi avrebbe potuto pentirsi. Era sinceramente affezionata a Vanille, ma era una convinta sostenitrice del vivi e lascia vivere e del chi vivrà vedrà, troppo ed eternamente indecisa per aiutare qualcun altro a fare una scelta. 
Ma Vanille aveva già deciso. Aveva tanti difetti, ma la mancanza di determinazione non era tra questi. Quando si metteva qualcosa in testa non c'era niente e nessuno al mondo che potesse fermarla.
Lasciare Ian era stato più semplice di quel che avesse creduto, ma non per questo meno doloroso. Da oltre un anno ormai la loro relazione si trascinava in una routine vuota e apatica. Si erano allontanati un po' alla volta, il distacco era stato graduale. Quando si erano conosciuti, cinque anni prima, tra loro c'erano stati un'attrazione ed un'intesa travolgente, non riuscivano a stare separati, come i poli opposti di due calamite. Lui taciturno, solitario, introverso e lei solare, espansiva, chiacchierona e socievole. Una coppia mal assortita, ma che funzionava alla perfezione. Poi però il meccanismo si era rotto, c'era stata un'inversione dei poli che li aveva spediti uno distante dall'altro. Se si fossa guardata indietro Van non avrebbe saputo dire con esattezza quando le cose fra di loro avessero iniziato a non funzionare più e questo le faceva ancora più male. 
Quando era partita per la Provenza, aveva poche cose con se, qualche vestito ed un libro, "La figlia di Mistral", complice della sua passione per il Luberon. Aveva portato anche un cd dei Délit d' Swing, che aveva comprato anni prima nel Marais durante una passeggiata con Ian, era diventato in assoluto uno dei suoi preferiti, le metteva allegria, era la sua ancora di salvezza nei momenti no, troppi ultimamente.
Una delle cose più preziose che aveva sempre con se era il quaderno delle ricette di nonna Adéle. I fogli a quadretti erano stati girati e consultati tante volte che erano tutti macchiati e consumati, uno, quello del suo dolce preferito, il Plumcake di Primavera si era staccato, ed era stato infilato in mezzo alle pagine piegato a metà.
"Questo dolce porta la primavera in casa Vanille. E' delicato e leggero, soffice e friabile, porta il sole fuori e dentro di te. Ma devi prepararlo con amore e per ogni ingrediente che aggiungi devi chiudere gli occhi ed esprimere un desiderio. La cucina è magia! Non mi credi? Io lo avevo preparato per conquistare nonno Bernard e poco dopo eravamo felicemente sposati. Ma devi prepararlo solo ed esclusivamente per la persona giusta!".
"Ma nonna come faccio a sapere quale sarà la persona giusta? Come facevi tu a sapere che sarebbe stato il nonno quello giusto?" aveva chiesto timidamente Vanille giocherellando con gli ingredienti sul tavolo.
Nonna Adéle era scoppiata a ridere reclinando indietro la testa, come faceva sempre.
"Mia carissima Vanille, te lo dirà il tuo cuore. Lo capirai da te. E' una sensazione travolgente. Non è solo passione, è pensare al futuro, ad una famiglia, a dei figli.... E' una stretta che ti prende tra l'ombelico ed il cuore. E' meraviglioso ed irrazionale, per questo è tanto difficile da spiegare, ma lo capirai.  Vedrai che lo capirai!"
Nonna le aveva dato un buffetto sulla guancia infarinandola tutta ed avevano continuato a preparare il dolce.


Vanille girovagò un po' senza destinazione fissa alla ricerca di un posto dove fermarsi, finché in un giorno di pioggia approdò a Sarrians, piccolissimo paesino del Luberon circondato da vigneti e campi di lavanda e girasole. Chiuse l'ombrello e si infilò nel bar sulla piazza. Dentro gli habituè del posto leggevano in silenzio il quotidiano o scambiavano due chiacchiere con il barista. Quando entrò Vanille, portandosi dietro un violento scroscio di pioggia, si girarono tutti a guardarla e poi, come se niente fosse, tornarono alle proprie occupazioni. Si sedette ad un tavolino accanto alla finestra ed ordinò un cafè au lait ed una fetta di tarte aux pommes. Aveva bisogno di scaldarsi e di qualcosa di dolce che le risollevasse l'umore.
"Sei straniera anche tu?". Vanille sobbalzò, non si era accorta della ragazza bionda seduta di fronte a lei ad un altro tavolino. Doveva avere all'incirca la sua stessa età. Era bella ed il suo sorriso era aperto e sincero. Van si rilassò diede un sorso al cafè au lait e rispose: "Vengo da Parigi, ma mia nonna aveva origini provenzali".
Vanille quasi non se ne rese conto ed in un batter d'occhio era seduta allo stesso tavolino della ragazza bionda. Si chiamava Magali veniva dal Belgio e faceva la restauratrice. Diversi anni prima aveva mollato tutto ed insieme alla sua famiglia si era stabilita in Provenza per avviare una chambre d'hotes. Insieme al marito Francois ed ai loro tre bambini Amelie, Clara e Sylvain avevano tirato su dal nulla una bastide meravigliosa, l'avevano progettata, costruita e restaurata. Il risultato era stato sorprendente. All'inizio non era stato semplice. La gente del posto è chiusa ed ostile con gli stranieri che vogliono mettere radici in Provenza, ma loro non si erano scoraggiati, si erano rimboccati le maniche ed avevano lavorato sodo ottenendo il rispetto dei cittadini di Sarrians.
Magali portò Vanille alla chambre d'hotes. Per raggiungerla dovettero percorrere un tratto breve tra prati e vigneti. Il profumo dell'erba bagnata dava a Vanille un senso di libertà e di pace. Il giardino era meraviglioso, un letto a baldacchino in ferro battuto, come nella più bella delle favole, troneggiava al centro del prato davanti all'ingresso della casa con le imposte celesti e la facciata in pietra. Tra le nubi stava spuntando il sole che si rifletteva sulle pareti della costruzione, avvolgendo il vecchio edificio in un'atmosfera magica. Vanille si sentì in pace con se stessa e con il mondo.


Aveva voglia di preparare il plumcake di primavera della nonna. Si era innamorata di quel posto. Era possibile innamorarsi di un posto?
Magali la fece sistemare in una stanza al piano terra sul retro della casa, affacciata sul prato. L'arredamento, in perfetto stile Provenzale, era meraviglioso. Magali era stata bravissima a scegliere i mobili e restaurarli.  Ogni pezzo era unico ed incantevole. Ogni mobile aveva una storia, ogni ornamento era stupendo e tutto si combinava alla perfezione creando un'atmosfera da sogno. Non a caso la chambre d'hotes si chiamava Terre des Anges. Vanille si stese sul letto sulle candide lenzuola profumate e scivolò in un lungo sonno ristoratore.
Si sentiva rinata. Non aveva ancora trovato se stessa, non aveva ancora trovato una via, ma si sentiva bene, a suo agio e felice. Si alzò di buon'ora, andò nella cucina all'aperto riservata agli ospiti, un altro angolo di paradiso. Prese uova, cioccolato, amido di mais e zucchero di canna e si mise a cucinare canticchiando Ain't Misbehavin. Apparecchiò il grande tavolo di legno sorvegliato da un centrotavola con due piccoli angeli in pietra seduti schiena contro schiena o sarebbe meglio dire ali contro ali. Anche Van in un certo senso sentiva di aver messo le ali, si sentiva leggera, corpo, testa, mente e cuore.
Apparecchiò con una delicata tovaglia color crema ed un runner che aveva lo stesso colore delle fragole che aveva sistemato sulla tavola. Al centro il plumcake di primavera di nonna Adéle, illuminato dalla prima luce del sole del mattino, aggiungeva una sfumatura di colore a tutte le altre. Il suo profumo era inebriante.
Quando Magali, Francois ed i bambini arrivarono a tavola rimasero senza parole. Gli ospiti arrivavano alla spicciolata. Quattro sorelle in vacanza con la madre anziana, una coppia con il figlio adolescente, una famiglia con due splendidi bambini e lui, Giacomo, scrittore siciliano in cerca di ispirazione. Alto, carnagione scura, capelli castani schiariti dal sole, fisico atletico, occhi di un verde acqua quasi trasparente, brillante. Ed il sorriso più bello che Vanille avesse mai visto, un sorriso che dalla prima volta le aveva fatto provare quella strana stretta tra l'ombelico ed il cuore. Era meraviglioso ed irrazionale, ma lo aveva capito fin dal primo istante che lui sarebbe stato il grande amore. Adesso capiva esattamente cosa aveva cercato di spiegarle nonna Adéle....


Vanille sistema i garofanini selvatici e fiori di campo in un vecchio innaffiatoio restaurato da Magali  e lo appoggia sul tavolo all'aperto della Terre des Anges. Intorno a lei era un tripudio di colori, dal rosa al viola ... ed ancora giallo, verde e bianco. I fiori fanno capolino in ogni angolo. Da vecchi barattoli, in ceste di paglia, in casse di legno dalle sfumature delicate. E' un giorno importante. E' il primo anniversario di fidanzamento con Giacomo. E' passato un anno da quando si sono trasferiti insieme in un piccolo appartamento ad Isle sur la Sourge. Lo hanno arredato con gusto. Con l'aiuto di Magali,  che la chiama per ogni avvenimento importante, ed il contributo prezioso del ricettario di nonna Adèle, Vanille ha realizzato il suo sogno ed ha aperto una piccola pasticceria che fa anche servizio di catering. L'ha chiamata "la primavera di Vanille". La scritta in verde salvia risaltava su una targa vintage color malva.
Oggi la giornata é interamente dedicata a loro, alla loro felicità, semplice e compiuta.  Georgie, Alizée e Joëlle arriveranno a momenti. Vanille non vede l'ora di riabbracciarle. Dallo stereo i Délit d' Swing suonano Ain't Misbehavin. In giardino i tavoli sono addobbati a festa, un trionfo di colori e di profumi di primavera. Sulle panche, bianche come il latte, ha sistemato morbidi cuscini colorati. Candele profumate bruciano dentro lanterne improvvisate in vecchi barattoli di vetro.
Vanille prende il suo plumcake, soffice e profumato, e lo sistema sul tavolo principale accanto al centrotavola. Si guarda intorno rapita dall'atmosfera magica di quel posto e pensa che non potrebbe esistere nome migliore. E' davvero la "terra degli angeli" che l'avevano guidata fin lì e l'hanno aiutata a trovare la strada per la felicità, fatta di cose semplici. Profumi e sapori, amicizia, amore, sole, sorrisi ed una ricetta magica scritta con la calligrafia ricurva ed ordinata di nonna Adéle su un foglietto a quadretti piegato a metà, custodito con amore tra le pieghe di un quaderno consumato che sapeva di zucchero e cannella.
Mentre Vanille, persa nei suoi pensieri, sta sistemando le ultime cose arriva Giacomo. E' straordinariamente bello come il giorno in cui l'aveva conosciuto. E' diventato il suo punto di riferimento, il suo complice. L'uomo con cui desiderava costruire un futuro, una famiglia, avere dei figli. Le va incontro, le sorride e le cinge la vita. E' tutto perfetto. A volte la realtà supera i sogni, basta crederci.  Sempre.
Dopo l'inverno arriva sempre la Primavera, profumata, fresca e deliziosa come una fetta di un magico plumcake!

Se cucinando o leggendo il racconto volete ascoltare la canzone che da il titolo alla storia cliccate su Dèlit d' Swing - Ain't Misbehavin e poi sul titolo della canzone!




"... Amava quel quartiere, lontano anni luce dalle chiassose vie del centro eppure a pochi passi da Trocadero e dalla Tour Eiffel, silenzioso, riservato, con un negozio di fiori ogni tre passi, rose candide, anemoni colorati, fresie, ortensie immacolate e tulipani, un prato di colori pastello che incantava i passanti sotto il cielo grigio di Parigi. E poi i bistrot che sembravano usciti direttamente da un romanzo, con le tovaglie a quadretti e le lucine colorate... e le boulangerie con le loro baguette in fila a far da corollario a dolci che seducono al primo sguardo... La sera il silenzio era scandito dai passi che lo separavano da casa. Camminava a testa alta incantato a spiare dentro le case illuminate. Immaginava storie vissute, cene tra innamorati, litigi e riappacificazioni. La sua fantasia correva libera spinta dall'ebbrezza della notte. Ci voleva un quarto d'ora a passo spedito per arrivare a casa, ma lui impiegava sempre più tempo, perdendosi nelle vite degli altri riflesse nelle finestre accese come piccole lucciole che brillano nell'oscurità..."
Estratto dal mio racconto J'aime Paris au mois de mai 


Le soft-chic Seizième




Bonjour sognatrici, non potevo proseguire questo viaggio alla scoperta di Parigi senza avervi parlato di uno dei quartieri che conosco meglio, perché é quello in cui vivo, le Seizième, l'albaro dei genovesi o Maggiolina dei milanesi o Parioli per i romani. Ma é anche uno dei più grandi con la maggiore scella di case per noi che cercavamo una posizione favorevole affinché mio marito potesse raggiungere la périphérique ogni mattina senza drame.
Da quando ci hanno dato la notizia del trasferimento al giorno del trasloco non abbiamo avuto molto tempo per girare e scegliere un appartamento, cois', mentre mio marito era già a Parigi per il passaggio delle consegne, l'ho raggiunto ed in un giorno solo abbiamo visto otto appartamenti, di questi sei erano nel sedicesimo :)
Quindi eccoci qui in uno dei quartieri più tranquilli e family friendly di Parigi, ma anche uno dei più chic.
Per me, cresciuta in periferia, in un quartiere operaio, é stato uno choc emozionale e culturale. Ma superate le prime difficoltà (dovute anche al mio francese stentato) mi sono affezionata al sedicesimo, dove ci sono tantissimi di negozi di prossimità (che adoro) e ricco di boulangerie, bistrot, ristoranti, fioristi e boutique.

          

Qui potrete trovare tutto. Da ottimi ristoranti, agli stessi negozi che ci sono anche in centro e cosa più importante é meravigliosamente collegato al resto della città dal passaggio di due linee della metropolitana, la nove e la dieci che in men che non si dica vi permetteranno di raggiungere ogni parte di Parigi!
Io impiego 6 minuti per trovarmi sotto la Tour Eiffel,  15 minuti per andare a Saint Germain, poco di più per essere ai Jardin des Tuileries. Idem per Notre Dame e dintorni.
W le metro!
Non sempre mi avventuro alla scoperta della città, perché non ho tempo o semplicemente perché preferisco restera a godermi il mio bellissimo quartiere. Da Avenue Mozart, che collega i due centri nevralgici del sedicesimo, cammino fino alla Muette e prendo Rue de Passy dove si trovano tantissimi negozi abbordabili e ben forniti come Promod, Mac, Zara, Esprit, Intimissimi, Calzedonia, Gap, Accessorize, insomma dove, per chi conosce Milano, sembra di essere in corso Vittorio Emanuele, o in via XX Settembre per chi invece é genovese come me :) con la piccola differenza che qui al posto della vista Duomo (bellissima per carità) c'é la vista Tour Eiffel, che ogni tanto spunta come una dama curiosa tra i tetti dei meravigliosi palazzi in stile Haussmannien.
Tra le varie catene, tra cui troviamo anche Cos e Casa, che adoro, ci sono le boutique più in voga a Parigi ( e più care naturalmente), come Maje, Le Comptoir des Cotonniers, The koopler, IKKS, Repetto, Jo Malone, Sandro, Ba&Sh, e per ultimo il mio preferito in assoluto perché ha uno stile particolare e moooolto parigino Agnés B. Sono gli stessi negozi che troverete in altre zone top per lo shopping come Marais, Rivoli e Saint Honoré.
C'é da perdere la testa... ed anche il conto in banca ... ;)
Ps per chi invece ama il vintage c'é Kilo negozio dove la merci viene venduta un tanto al chilo... eh si avete capito bene! qui potrete acquistare un chilo di camicie stile magnum PI e pagarle come un chilo di melanzane! Non male eh! Qui io ho scovato un baschetto bianco e nero (chi i segue su instagram lo avrà visto in qualche foto) che ho usato tantissimo e mi place un sacco!




Parallela a rue de Passy c'é uno dei miei comfort place in Paris, rue de l'Annonciation, caratteristica via interna dove si trovano fruttivendoli, boucherie, bistrot, crêperies, boulangerie ed uno dei negozi di "Aux Merveilleux" dove sfornano torte meringa semplicemente meravigliose come recita il nome della pasticceria. Se vi viens voglia di comprare una torta di sabato, dovrete armarvi di santa pazienza e fare la coda che arriva fuori dal negozio lungo la strada, ma ne vale davvero la pena, anche se poi dovrete mettervi a dieta per una settimana ... lamento.
Io ho provato le versioni mini, ed ho adorato quella al cioccolato e quella al caffè, le merveilleux e l'impensable, non sono bellissimi anche i nomi? :)


Se invece avete voglia di una crêpe vi consiglio di fare una sosta da Chez Yannik e provare una delle versioni salate, che si chiamano Gallettes, o quelle sucrées (provate quelle au chocolat invece di prendere sempre quelle alla nutella, vi assicuro che, oltre ad essere più sane, son proprio più buone). Il locale é davvero carino in perfetto stile bretone ed il personale molto gentile.



Se invece avete voglia di una baguette li' vicino trovate la mitica Manon dove pane e dolci sono davvero buonissimi. Potete gustarli anche seduti ad un tavolino. Se preferite l'atmosfera magica dei café non potete perdervi ildehor dell'Aero, davvero accogliente ed in perfetto stile parigino. Una formule crêpe più bevanda calda vi costerà 8 euro, in perfetta linea con i prezzi  (cari) della ville Lumière. 

E poi ancora parrucchieri, una marea di negozi di Nail Art e ristoranti. Ed un negozio d'abbigliamento per bambini davvero carino che si chiama Maralex Kids in rue de la Pompe. E le librerie, meravigliose e tantissime, ma di queste parleremo in un altro post!


E per finire si cena :))) dove? Allora, detto che ancora non li ho provati proprio tutti, ma molti si, vi dico quali sono i miei ristoranti preferiti nella zona ;)

Per cena ci spostiamo verso Auteuil, all'altro capo di Avenue Mozart, villaggio ricco di negozi e boulangerie.

       

Per primo, non solo perché é sotto casa, ma perché gli hamburger sono i più buoni ed il personale é gentilissimo, Le Polo. Io prendo sempre il Manhattan, una garanzia.

                                         

Poi il Café Poussin in rue Poussin, in perfetto stile parigino, con tovagliette a quadretti bianchi e rossi, dove potrete gustare piatti tipici ed diverse ovni giorno e dove ogni tanto organizzano serate con intrattenimento musicale. Bella la terrazzina sulla strada, illuminata dalle caratteristiche lampadine colorate che troverete in ogni ristorante francese. E' il mio café preferito dove mi rintano a scrivere i miei racconti <3





Si mangia bene ed il posto mi piace molto anche al "Le Village d'Auteuil", magari per un pranzo nei tavolini all'aperto a bordo strada dopo aver fatto la spesa al mercato, bellissimo, al mercoledì' oppure al sabato.



Restando sul mercato d'Auteuil se dovete comprare frutta e verdura vi consiglio caldissimamente il banco vicino al semaforo, é il  migliore in assoluto, per qualità e simpatia!




Tornando ai ristoranti, se cercate una pizzeria in zona, scartate tutte le altre che non siano "Il Cottage" in Boulevard Lannes 1. Qui la pizza é buona, il personale gentile e simpatico e la terrazza con vista palazzi parigini (e le immancabili lucine chlorate) suggestiva. Promosso a peine vote. Le altre provate qui in zona non ve le consiglio perché pur proponendosi come pizzerie italiane si sono "francesizzate" nel gusto e le pizze non sono come ce le aspetteremo moi con un rapporto qualità prezzo négative.
Tenendo conto che qui le pizze sono moooolto care almeno che siano buone ;)
Quindi se siete nel sedicesimo ed avete voglia di pizza fate un salto da Il Cottage e passerete una piacevole serata.
Sarà meglio prenotare pero' perché i posti in terrazza vanno a ruba!





Ma il sedicesimo arrondissment non é solo boutiques e bistrot, é anche la casa del Roland Garros, del Bois du Boulogne e dei Jardin d'Acclimatation, della casa di Balzac e del Museo de la Radio, ma di tutto questo vi parlerò' in altri post.... ora vado a preparare da mangiare... 
Non so a voi, ma a me é venuta voglia di pizza... ;)

A tout à l'heure mes amies!
Gros bisous!

E saluti da noi tre! <3




Se leggendo questo post volete ascoltare la canzone che ho ascoltato in sottofondo scrivendolo cliccate su Tous les garcons et les filles - Francoise Hardy
























Lea gira al chiave, Clementina, il suo vecchio maggiolone, sbuffa e parte. 
E' il 1997 abbiamo poco più di vent'anni, i cuori traboccanti di promesse. E' la nostra prima vacanza insieme. L'abbiamo sempre sognata. 
Nessun problema sulla scelta della destinazione: Parigi. 
Io siedo davanti vicino a Lea. 
E' settembre, ma fa ancora caldo. Indosso i soliti jeans, quelli scuri un po' a zampa che ho ereditato da papà e la mia maglia preferita, di cotone, che lascia entrambe le spalle scoperte. I capelli sono sciolti, lunghi e ribelli. Liberi. 
Lea è al settimo cielo, i capelli rossi raccolti in una coda alta, le gote rosee, il rossetto porpora. Con la camicetta lilla a quadretti ed i pantaloncini corti sembra uscita da una puntata di Happy Days. Se solo avesse ai piedi i pattini a rotelle al posto delle AllStar sarebbe perfetta. 
Frizzy, nascosta sotto una nuvola di riccioli color zafferano, seduta comodamente sul sedile posteriore sfoglia una guida turistica ed organizza tutte le tappe ancor prima di partire. 
Ylenia, bella al naturale con il volto incorniciato dai lunghi boccoli scuri, sorride serena, immersa nei suoi pensieri guardando il paesaggio che scorre veloce fuori dal finestrino. 
Ginevra, Lione, Digione.......poi dovremmo essere arrivate” 
Ai lati della strada si succedono montagne, campi e vigne. Io ed Ylenia siamo completamente perse nella contemplazione del paesaggio ed osserviamo tutto in un silenzio complice, mentre Lea si concentra sulla guida. 
Frizzy ha sempre il naso incollato sulla cartina, un navigatore in carne ed ossa. 
Nonostante sia settembre il paesaggio non ha ancora assunto i colori tipici dell'autunno. 
Ancora 300 metri e poi troviamo l'autogrill altrimenti il prossimo si trova a quaranta minuti di distanza tendendo conto di una velocità di crociera costante...la benzina dovrebbe bastare ancora fino al prossimo però meglio non rischiare... Per essere precisi dovremmo fermarci ora a fare rifornimento, così siamo al sicuro, a meno che....” 
Lea sembra leggermi nel pensiero, bisogna fermare il “navigatore" petulante. Allunga una mano ed infila nell'autoradio una cassetta con le nostre canzoni preferite. 
L'ho registrata prima di partire, naturalmente non potevano mancare “Canzone”, “Vado al massimo”, ed altri successi di Vasco e poi le mie preferite “I Heard It Through the Grapevine”, “What's going on” e “Let's get it on” di Marvin Gaye, “Enjoy The Silence” dei Depeche Mode, “You are the First, the Last, My Everything” di Barry White, “You can't always get what you want” dei Rolling Stones oltre a “Rolling on the River” di Tina Turner, “Hei Joe” di Jimi Hendrix , “Piece of my Heart”, “Cry”, “Move over” di Janis Joplin, “Rebel Rebel” e "The man who sold the world" di David Bowie, “With a litlle help from my friends” cantata da Joe Cocker, i Velvet Underground, qualche brano dei Kinks, alcuni pezzi di Nina Simone, Otis Redding e naturalmente tutti i pezzi dei Doors, i nostri preferiti, in particolare miei e di Lea. 
Proseguiamo il viaggio cantando, come nei migliori film on the road. La nostra meta è sempre più vicina. Sogniamo ad occhi aperti di far colazione con burrosi croissant e di addentare in strada le fragranti baguettes. 
Arriviamo a Parigi all'ora di pranzo, pronte ad assaporare la città e sgranocchiarla sotto i denti.

All'hotel Mirabeuax il tempo si è fermato. 
Nel nostro appartamento c'è una camera matrimoniale, una sala con due lettini, un cucinino, un bagno e la toilette com'é d'uso in Francia. Le tende sono pesanti in stile barocco, come le poltrone, ma gli scaffali sono bianchi sapientemente scoloriti, in perfetto stile provenzale. La cucina è moderna, ante laccate ed acciaio. Siamo nel bel mezzo di una perfetta approssimazione bohemienne. 
Lavanda, porpora, turchese, verde salvia ed oro i colori che ci circondano: dai copriletti alla tappezzeria sulle pareti. 
"Sembra di essere in un film d'altri tempi”. 
Lea si arrotola il drappeggio impolverato del tendone attorno alle spalle inizia a recitare i versi di Fleurs di Rimbaud: 
D'un gradin d'or, parmi les cordons de soie, les gazes grises, les velours verts et les disques de cristal qui noircessent come du bronze au soleil, je vois la digitale s'ouvrir sul un tapis de filigranes d'argent, d'yeux et de chevelures... Da un gradino d'oro, fra i cordoni di seta, le garze grigie, i velluti verdi e i dischi di cristallo che anneriscono come bronzo al sole,- vedo la digitale schiudersi sopra un tappeto di filigrane d'argento, d'occhi e di capigliature...." 
Recita, guardando oltre. Fuori dalla finestra si intravedono, come in un meraviglioso quadro realista, la Senna e la Tour Eiffel. 
Resto incantata ad ascoltarla, quando il nostro vaneggiare viene bruscamente interrotto: 
La smettete di perdere tempo. Siamo a Parigi, una delle più belle città del mondo, non sprechiamo le ore chiuse in un albergo, abbiamo un sacco di cose da fare e vedere” ci incalza Frizzy con il suo innato senso pratico. 
Una rinfrescata, cambio d'abito e via. 
Di fronte all'albergo c'è l'ingresso della metropolitana, che, come una piovra gigante con tante braccia, ti cattura e ti conduce in qualsiasi punto della città. Facciamo l'abbonamento settimanale e ci tuffiamo in un mare di persone, parigini doc con i loro nasini all'insù, immigrati e turisti. 
Scendiamo solo dopo una fermata. “Avremmo fatto prima a piedi” protesta il solito grillo parlante. 
Usciamo a Champ De Mars Tour Eiffel. Eccola lì, con i suoi 324 metri d'altezza, uno spettacolo imponente. Vederla in foto è un conto, ma così è tutta un'altra cosa. Splendida, elegante, solenne, dama incontrastata della vita parigina, regina di cuori, amante ed amica. Lei che tocca il cielo con un dito accarezzando i sogni del mondo.
Come bambine davanti ad una vetrina zeppa di giochi e dolciumi, restiamo a bocca aperta con il collo piegato all'indietro nello sforzo di guardare la torre fino al punto in cui si perde tra le nuvole.
Armate di pazienza, ci mettiamo in coda, ma ne vale la pena. Facciamo tappa ai primi due piani e con la scala saliamo al terzo, dove lo spazio si riduce, ma la vista é impagabile. 
Frizzy ha gli occhi ridotti a due fessure nel tentativo di metter a fuoco più cose possibili. Il cielo è terso e la giornata ventosa. Qui in cima si avverte un senso di ebbrezza, leggerezza e libertà. 
ci lasciamo accarezzare ed avvolgere dall'aria parigina e dopo aver scattato quasi un rullino di fotografie, scendiamo a terra terribilmente affamate. 
Ci fermiamo ad uno degli innumerevoli chioschetti che fanno le crepes più buone del mondo. 
Nei giorni che passano visitiamo in lungo ed in largo la città. Montmartre e place du Tertre con i suoi artisti e le tele colorate, rapisce il nostro cuore. Stacchiamo a fatica Lea da un pittore affascinante con i capelli biondi, lunghi fino alle spalle che sembra appena uscito da Woodstock e ci incamminiamo verso Pigalle ed il Moulin Rouge. Il Sacre Coeur che domina la butte, come un gigantesco Mont Blanc ci segue nel nostro peregrinare.

Mi sembra di galleggiare in una bolla magica” osserva Ylenia, “sarà che siamo in vacanza tutte e quattro insieme, sarà l'atmosfera di questo posto, ma quest'avventura non la dimenticheremo mai”. E ha ragione, questo viaggio nella capitale francese diventerà il metro di valutazione di ogni altra vacanza e mai nessuna, neppure lontanamente,  potrà avvicinarsi a queste giornate parigine di settembre, spensierate ed emozionanti. 
Visitiamo il quartiere multietnico di Les Halles. E' brulicante, zeppo di giovani e turisti che si aggirano tra i numerosi negozi di souvenirs dove compro una collana ed un cappello vintage. Lea si accaparra un vecchio foulard che sembra uscito direttamente da un raduno Hippy ed un basco da pittore. Frizzy una stampa antica che riproduce una vecchia pubblicità francese ed Ylenia un libro di poesie di Baudelaire. 
Non ci facciamo mancare la mondana Galeries Lafayette, dove ci perdiamo nel reparto cosmetici. Ci sediamo sognanti e rilassate intorno ad uno dei bacini dei Jarden de lei Tuileries, magicamente incastrati tra il Louvre e Place de la Concorde. Andiamo a passeggiare per le stradine colorate di Saint Michel e ci perdiamo ad osservare le vetrine eleganti di Sain Germain.
Qui tutto profuma d'arte e di storia. 
Ma uno dei miei angoli preferiti è il quartiere del Marais sulla rive droite della Senna a nord dell'Ile de Saint Louis. Pieno di vita e cornucopia di nuove tendenze questo piccolo villaggio sempre brulicante di giovani hipster ed artisti in erba od affermati che seduti al tavolino di un caffè si godono gli ultimi pettegolezzi e scampoli di vita accarezzati dalla luce del sole. 
Abbiamo vagato in lungo ed in largo, per noi Parigi non ha più segreti ed abbiamo scoperto un angolo di paradiso. E' una piccola "chocolaterie", sembra uscita direttamente dal libro di Joanne Harris, ti aspetteresti quasi di esser servita da Vianne e di veder arrivare da un momento all'altro il selvaggio ed affascinante Rioux. Ma Pauline, la padrona de "La praline d'artist", con i capelli raccolti in un elegante chignon, le scarpe basse ed il grembiule stretto in vita ha un contegno ed un eleganza che poco si addicono alla passionale protagonista di Chocolat.  Ormai è il nostro piccolo rito, veniamo qui ogni giorno per coccolarci con le crostatine con farina di castagne, cioccolato fondente e pistacchi caramellati, che sono sublimi. 
Pauline ci ha confessato di aver ereditato la ricetta da un fidanzato toscano e noi le crediamo, solo l'amore può avere un gusto così speciale. 
Le mete che Frizzy si era segnata sulla guida, le abbiamo quasi esaurite, ci mancano solo alcuni angoli della città che ci ha stregato con la sua atmosfera indescrivibile, romantica, avvolgente, misteriosa ed incantatrice.

Ci manca solo una tappa. Il cimitero di Père Lachaise. E' suggestivo il viaggio nella storia che si compie attraversando i suoi viali immensi. Passiamo davanti alle lapidi di Oscar Wilde, Moliere e Baudelaire, finché non arriviamo davanti a quella di Jim Morrison, cantante, artista, poeta.
Ci doveva essere qualcosa di buono in qualcuno capace di scrivere con tanta sensibilità ed qcutq intelligenza. 
Il mio tempo è un ascensore di nebbia che sale verso un tetto estremo, verso un domani che mi aspetta indifferente. Il panorama delle mie nostalgie, lo spettacolo del mio stato di grazia, visioni senza vertigini, negli occhi della memoria”. 
Ero solo una ragazzina quando ho iniziato a scrivere. Sembra strano, ma devo ringraziare Jim Morrison, anche se all'inizio i miei pensieri erano ingarbugliati come i miei sentimenti.

Usciamo da Père Lachaise quasi al tramonto tenendoci per mano con le immagini di una vacanza indimenticabile che ci scorrono davanti agli occhi e che resteranno per sempre nel nostro cuore. 
Il tempo a nostra disposizione è terminato. 
A malincuore risaliamo sul maggiolone giallo. Fuori dal finestrino, la luce dell'ultimo sole, colora strade e palazzi di ocra ed arancio. 
In silenzio piene di souvenir, nostalgia e bellissimi ricordi, facciamo rotta verso casa, portandoci dietro un bagaglio leggero di sogni e speranze. James Taylor dallo stereo canta “You've got a friend”. 
Sfioro una tasca dei jeans, sento frusciare la carta dove Paoline ha scritto la ricetta delle sue magiche crostate.
Le preparerò ogni volta che avrò bisogno di sorridere, ricordare e consolarmi perché per me avranno sempre un gusto unico e speciale, quello dell'amicizia e della libertà.


Dedico questo racconto alle amiche che da sempre camminano al mio fianco, Tizy, Cinzia e Frizzy, a quelle che si sono aggiunte con il tempo, come la mia Pippi (sai che parlo di te :) ), le nuove amiche Cristina, Lina, Marika, Lucy, Marika, Diana per citarne alcune, ma non per questo meno preziose e quelle virtuali, le mie Thewomoms, Soraida, Claudia, Alessandra, Valeria, Alessandra, Bruna, Sara Bandi, Sara, Frack, Francy, Fede, Federica, Annina, Germana, AnnaRita, Valentina, e tutte le altre, un mondo meraviglioso che sto imparando a conoscere grazie a questo blog! Il mondo delle blogger e delle persone che le seguono è variegato e bellissimo, tutto da scoprire ed è quello che ho intenzione di fare! >

Per ascoltare la canzone che da' il titolo a questo racconto cliccate qui You've got a friend -James Taylor

Powered by Blogger.